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Ubicazione

Difficoltà sentiero

Martedì, 19 Maggio 2020 08:36

Percorso Marciana Marina - Sant'Andrea

A Marciana Marina, presso la spiaggia della Fenicia (toponimo nato dall'elbano “feno” cioè fieno) si imbocca il sentiero n. 150 che segue il profilo costiero nord occidentale dell'isola. Il tracciato, fresco e ombreggiato, si addentra in una fitta macchia mediterranea. Si stenta a credere che questi pendii, come altri sull'isola, fossero, fino ad alcune decine di anni fa, interamente modellati con terrazze e coltivazioni di vigneti disposte in geometrici filari detti “ordini” e “centi”. La vegetazione spontanea ha riconquistato velocemente gli spazi che l'uomo per secoli le aveva sottratto costruendo un'imponente opera d'arte collettiva formata da decine di chilometri di muretti a secco. In questo modo erano stati resi coltivabili anche i versanti più ripidi. Lungo il percorso si può ascoltare il chioccolare del merlo e il chiacchiericcio della capinera riconoscibile anche per l'inconfondibile sommità nera del capo. Se poi si cammina in silenzio è possibile avvistare qualche muflone. Sui muri a secco è facile osservare alcuni rettili come l'innocuo biacco, la guizzante lucertola muraiola ed il ramarro verde smeraldo. Le zone più fresche ed ombrose sono ricoperte da coltri di muschi e licheni, affiancati dal falso capelvenere, una piccola ed elegante felce, mentre i luoghi assolati sono popolati da una flora specializzata di pianticelle dalle foglie carnose come l'ombelico di Venere. Il sentiero n. 150, dopo un iniziale breve tratto in salita, confluisce in una strada asfaltata. Percorsi circa 500 m si giunge al bivio con il breve sentiero 150A che conduce ad un punto panoramico. Da qui si domina la costa nei pressi di Punta della Madonna e Punta del Nasuto, importante sito di nidificazione del raro Gabbiano corso, simbolo del Parco. In questo luogo l'Ente è intervenuto con importanti azioni di conservazione della natura. Oltrepassato il bivio con il sentiero 150F si giunge al sentiero 150B che scende alla particolare spiaggia di Ripa Barata, in dialetto “barata” significa scoscesa, formata da pietroni tondeggianti. Dopo poco la strada termina ed il sentiero si insinua tra alcune case rurali, raggiungibili solo a piedi, utilizzate in passato per le attività agricole. In breve si giunge in località La Cala che prende il nome dall'insenatura dove si trova una selvaggia spiaggia di ghiaia. Il tracciato risale poi il pendio fino a località Maciarello dove si innesta di nuovo per un breve tratto su una strada asfaltata, per poi giungere fino alla graziosa spiaggetta di Cotoncello. Il percorso passa infine sulla scogliera e termina nella spiaggia di Sant'Andrea. Il sentiero n. 150 prosegue fino a Patresi Mortaio. 

 

 

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Martedì, 19 Maggio 2020 15:40

Percorso della Madonna del Monte

Il suggestivo tracciato, che prevede andata e ritorno sul sentiero n. 103, parte da Marciana, nei pressi della Casa del Parco. Appena imboccata la strada in salita ci si rende conto che si sta percorrendo un antico lastricato in granito ed in pochi minuti si giunge alla prima delle 14 cappelle di una Via Crucis, ove si trova il bivio con il sentiero n. 157 per Marciana Marina. Dal tracciato, che segue il fianco settentrionale del Monte Giove, si staccano il sentiero n. 113 per La Zanca ed il n. 110 per il Monte Capanne. La bassa vegetazione consente allo sguardo di notare, quasi al termine della salita, osservando il crinale che si trova di fronte, una maestosa aquila rocciosa appollaiata su un masso che si staglia minacciosamente contro il cielo. Sul massiccio del Monte Capanne, in diversi casi, la roccia modellata dall'erosione millenaria, assume forme bizzarre che hanno ispirato, già dal Settecento, toponimi evocativi quali “l'Aquila” o l'“Uomo Masso”. Ripreso il cammino, la salita si fa più ripida e, arrivati al Santuario della Madonna del Monte, si trovano quattro maestosi castagni pluricentenari che accolsero nel settembre 1814 la contessa Maria Walewska, venuta all'Elba in visita al suo amante, Napoleone Bonaparte, in esilio. Intitolato alla Madonna Assunta questo santuario è il più antico dell'isola risalendo al XII secolo. Secondo la tradizione, la chiesa fu eretta a seguito del miracoloso ritrovamento di un masso su cui era dipinta l'immagine della Vergine. In questo luogo è possibile bere l'acqua che sgorga da uno dei tre mascheroni della splendida fontana ad esedra in granito, detta Teatro della Fonte, realizzata nel 1698. Si prosegue il cammino imboccando, poco distante, il sentiero n. 103B per l'Aquila. Qui, arrampicandosi su grandi massi granitici, si può ammirare lo splendido panorama. Ritornando sui propri passi si riprende il tracciato principale, pianeggiante fino in località Serraventosa, dove la vista può spaziare anche sul versante orientale del Monte Capanne. In questo luogo si trovano contemporaneamente alcune delle principali specie della macchia mediterranea come la ginestra dei carbonai, il corbezzolo, l'elicriso, la genista desoleana e i cisti femmina, marino e villoso. Per il ritorno a Marciana si ripercorre a ritroso il medesimo tragitto dell'andata.

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Martedì, 19 Maggio 2020 16:37

Percorso del Monte Capanne

In questa selezione di itinerari escursionistici più suggestivi dell'Isola d'Elba non poteva mancare l'ascesa al Monte Capanne, il tetto dell'Arcipelago Toscano. Il percorso parte da Marciana, a quota 375 m, e, dopo aver raggiunto la vetta (1.019 m), ritorna al punto di partenza utilizzando in parte un diverso tracciato. Si imbocca l'impegnativo sentiero n. 101 presso la porta di Sant'Agabito. La via si inoltra subito in un castagneto. I frutti di questo bosco hanno sfamato intere generazioni di abitanti del luogo. Al termine della salita si giunge al Romitorio di San Cerbone, visibile solo dall'esterno ed edificato nel 575 d.C. in onore del Santo che, secondo la tradizione, dimorò in una vicina grotta. Il tracciato mantiene ancora per poco una pendenza non troppo impegnativa. Poco prima di incrociare la GTE nord inizia la parte più ripida del percorso che da qui alla vetta può essere affrontato solamente da escursionisti allenati. Il sentiero, dopo aver incrociato una seconda volta la GTE nord vi confluisce per pochi metri per poi proseguire in salita lasciando la GTE nord sulla sinistra. Arrivati in vetta la fatica è ampiamente ripagata dal panorama che abbraccia Corsica, Arcipelago e costa toscana. Questo è il luogo ideale per osservare nel suo complesso una particolare struttura geologica: il plutone granodioritico. Si tratta di magma che, invece di fuoriuscire allo stato fluido come accade in un vulcano, si è solidificato all'interno della crosta terrestre, per poi emergere allo scoperto a seguito di complessi fenomeni tettonici. Si è formato così il massiccio del Monte Capanne, sui fianchi del quale, più a bassa quota, si possono osservare le cosiddette rocce incassanti che lo ricoprivano. Per il ritorno si può usufruire della cabinovia, oppure tornare indietro dal sentiero 101 fino al bivio di quota 645 m, dove si imbocca la GTE nord verso sinistra. Il sentiero, adesso pianeggiante, presenta un particolare fondo di calpestio costituito da grandi lastre granitiche. Nelle vicinanze del bivio con il sentiero n. 110, che si imbocca in discesa, si trovano concentrati numerosi esemplari di corbezzolo, noto localmente come “èrbitro”. Questo alberello, tipico della macchia mediterranea, in autunno mostra bacche rosse e gialle accompagnate da grappoli di fiori bianchi a forma di piccoli otri. Giunti sul sentiero n. 103 si ritorna in breve a Marciana, dove è possibile visitare la Casa del Parco.

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Martedì, 19 Maggio 2020 18:23

Percorso del Santuario delle Farfalle

Il Santuario delle Farfalle è dedicato ad Ornella Casnati, un'appassionata naturalista elbana scomparsa alcuni anni fa. E' situato sul Monte Perone, la zona più interna del massiccio del Monte Capanne, raggiungibile con l'auto imboccando la strada provinciale n. 37. Se si sale da est, partendo da Marina di Campo, si passa da Sant'Ilario (12 km); se si arriva da nord si percorrono 4 km partendo da Poggio. Il sentiero inizia dall'area pic-nic e si snoda lungo il tratto della GTE da cui, nei pressi di Monte Maolo, si stacca il sentiero n. 107 per San Piero, ove è presente un'altra area di interesse per le farfalle. Grazie al contributo del Parco, i lepidotteri vengono monitorati, cercando di favorire in particolare lo sviluppo di piante del genere Aristolochia, di cui si nutre il bruco di una rara farfalla, la zerinzia. Il tracciato prosegue sulle pendici settentrionali de Le Calanche, dove incrocia due volte il sentiero per escursionisti esperti con attrezzatura n. 100. Subito prima dell'ultimo bivio, arrivati sul fianco nord orientale della vetta del Monte Capanne, la GTE si divide in due rami (nord e sud). Gli ambienti che si incontrano nel Santuario delle Farfalle sono essenzialmente tre. Il primo tratto di sentiero passa all'interno di una pineta. Qui, nonostante ci si trovi in un bosco a impianto artificiale, molte specie di farfalle trovano un ambiente fresco, luminoso e ricco di fiori dove, soprattutto nei mesi estivi, possono rifugiarsi e nutrirsi al riparo dal caldo. In questo luogo troviamo tre specie praticamente assenti sulle isole minori italiane: la zerinzia, la pieride di Mann e la pironia. Al termine della salita nella pineta, subito dopo il bivio con il sentiero n. 107, la via si fa più stretta prima di arrivare ai cosiddetti “pratelli di crinale” dove il bosco e la macchia sono sostituiti da radure ed affioramenti di roccia occupate da piante erbacee, ginestre ed elicriso localmente noto come “giuderba”. Del nettare di queste si nutrono la maggior parte delle specie endemiche. Grazie a questo particolare mosaico ambientale le farfalle che si trovano nel Santuario riescono a raggiungere un'altissima densità. Dopo un breve tratto in quota, il sentiero si inoltra in un bosco di macchia mediterranea. Quest'ultimo ambiente è più povero di farfalle, ma è possibile vedere la famosa giasone in quanto la larva di questo lepidottero si nutre di corbezzolo, qui molto diffuso. Invece, nascoste nelle piccole radure, si possono trovare specie amanti del nettare degli alberi e del fresco dei boschi come la tecla della quercia. Giunti alla biforcazione della GTE si ritorna sui propri passi per raggiungere il punto di partenza.

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Martedì, 19 Maggio 2020 19:09

Percorso di San Bartolomeo

Percorrendo la Strada Provinciale n. 25, che gira intorno al massiccio del monte Capanne, si raggiunge la frazione di Pomonte. Dalla circonvallazione del paese parte il sentiero n. 104. Il percorso lascia in breve tempo il centro abitato per salire in un'area dall'antica tradizione agricola. I fianchi meridionali del Monte San Bartolomeo, che incombe con la sua monolitica presenza, sono stati terrazzati da sempre per strappare terreno da coltivare alla montagna granitica. Più vicino al paese si trovavano orti e frutteti, più in alto i terrazzamenti ospitavano i vigneti. Il viottolo sale rapidamente e permette di osservare più in basso l'intera valle di Pomonte, come un grande anfiteatro rivolto verso il mare, per buona parte ancora coperto da orti e vigneti. Nella parte più alta le coltivazioni sono state ormai abbandonate e la macchia mediterranea ha riconquistato ciò che le era stato tolto. Intorno al sentiero la flora è rappresentata prevalentemente da una vegetazione arbustiva costituita da cisto, erica e ginestra. In prossimità di alcune rare sorgenti e piccoli corsi d'acqua, quasi asciutti in estate, troviamo il giunco, la felce aquilina e la nepitella, piante amanti dei terreni più freschi ed umidi. I muretti a secco affacciati a meridione sono la sede preferenziale per la lucertola che si crogiola al sole, ma possono anche ospitare il lungo biacco e specialmente in prossimità dei luoghi più umidi, anche la vipera. In alto volano il gheppio e la poiana, scrutando il suolo alla ricerca di rettili e roditori, pronti a scagliarsi in picchiata sulle prede. La salita continua fino a quota 473 m dove si trova l'innesto con il sentiero n. 103 che girando a sinistra è diretto a Chiessi, qui il paesaggio sulla vallata di Pomonte giustifica la faticosa salita. Proseguendo verso Chiessi, dopo essere scesi poco di quota ed aver avvistato la graziosa frazione del versante occidentale caratterizzata dalle bianche case affacciate sul mare, si trova la deviazione (sentiero n. 103A) per il pianoro a ridosso del Monte di San Bartolomeo dove si trovano le rovine dell'omonima chiesa romanica, da lassù si gode del paesaggio su entrambe le vallate sottostanti. Ritornando sui propri passi si inizia la discesa verso Chiessi. Anche qui il panorama porta i segni delle vecchie coltivazioni ormai abbandonate e i muretti a secco sono coperti da una ricca vegetazione. In prossimità della piazzetta di Chiessi dirigendosi verso la parte alta dell'abitato ad incrociare il fosso dei Cotoni (toponimo che deriva dall'elbano “cote” ossia masso) si trova il punto dove inizia il viottolo che riporta a Pomonte (n. 126).

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Mercoledì, 20 Maggio 2020 05:39

Percorso delle vie del granito

Il percorso, particolarmente interessante dal punto di vista storico ed archeologico, si snoda sulle pendici sud orientali del massiccio del Monte Capanne. In quest'area sono presenti diversi antichi manufatti in granito e siti preistorici, visibili percorrendo una ramificata rete sentieristica. Il viaggio indietro nel tempo parte da San Piero, dove gli ultimi scalpellini sono ancora impegnati nelle attività di estrazione del granito. Dall'ampio parcheggio del campo sportivo si imbocca sulla sinistra il pianeggiante sentiero n. 195 che coincide, nel tratto iniziale, con la via di accesso alle cave di granito ancora attive (1) visibili più in basso. Dopo l'ultima cava si abbandona la strada carrabile per imboccare sulla destra il sentiero n. 133, che presenta subito una breve deviazione (n. 133A), diretta in località Il Sasso (2) , dove si trova un panoramico sito preistorico. Si riprende il percorso principale fino al bivio con il sentiero n. 135B che si imbocca girando a destra e dirigendosi verso nord. In questa zona di macchia mediterranea bassa, la specie più presente è il cisto marino, dai delicati fiori bianchi e foglie resinose ricche di olii essenziali. Appena iniziata la salita ci si trova davanti a 4 menhir che danno il nome alla località detta I Sassi Ritti (3) . Arrivati al pianeggiante sentiero n. 135 svoltiamo a sinistra fino al Mulino di Moncione (4) , il più grande mulino elbano, in uso fino al 1910. Da qui si scende sul sentiero n. 134A dove, con una deviazione a destra, è possibile raggiungere, in località Lo Spino, una tomba a cassetta (5) costruita con lastre di granito, secondo alcuni, risalente al 900 a.C.. Si ritorna sui propri passi scendendo fino ad imboccare a sinistra il sentiero n. 133 dove è possibile osservare, a lato del tracciato, la tecnica costruttiva di un domolito (6), piccola struttura in pietra un tempo utilizzata dai pastori. Si torna indietro per proseguire in discesa sul sentiero n. 134. Lungo il percorso si nota un blocco di granito semilavorato (7). Il tracciato continua in discesa, dove si trova un particolare ricovero pastorale (8), ed incrocia altre due deviazioni: il sentiero n. 134B per le “Cave Antiche” (9), dove sono visibili le varie fasi dell'estrazione del granito, ed il sentiero n. 134C per la “Macina” (10). Ripreso il tracciato principale si scende ancora fino ad incrociare dopo poco il sentiero n. 195 che si imbocca verso destra per un'ultima deviazione fino al sentiero n. 195C, dove si trova un'imponente colonna sbozzata (11), appartenente all'Opera della Primaziale Pisana come si evince dall'iscrizione “OPE” presente su di essa. Infine si torna indietro in salita non abbandonando più il sentiero n. 195 fino al ritorno a San Piero.

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Mercoledì, 20 Maggio 2020 06:36

Percorso della Pieve di San Giovanni

L'inizio e la fine di questo percorso si trovano sulla Strada Provinciale n. 37 del Monte Perone e distano 8 km da Marina di Campo. Si parte dalla Pieve di San Giovanni, la principale delle sedici chiese romaniche realizzate all'Isola d'Elba tra l'XI ed il XII secolo. Si tratta di edifici tipicamente semplici e sobri, caratterizzati da un campanile a vela, corpo unico con il resto della struttura, collocato al di sopra della finestra cruciforme posta sul frontale. Si imbocca il pianeggiante sentiero n. 124 inoltrandosi in un castagneto, risultato dell'antica azione antropica, ormai parte del paesaggio naturale. Questo albero, coltivato sulla montagna elbana fin dal XIV secolo, veniva sfruttato sia per la produzione di legno pregiato che per la raccolta dei frutti. Le castagne, infatti, fresche, secche o ridotte in farina, hanno rappresentato per secoli la principale fonte di sostentamento per gli abitanti del versante occidentale del monte Capanne. Camminando all'ora del tramonto in silenzio, non è raro avvistare mufloni o cinghiali che, non appena si accorgono della presenza di escursionisti, fuggono nella macchia. Arrivati al bivio con il sentiero n. 107 che sale da San Piero si svolta a destra. In primavera qui abbondano le fioriture bianche dell'erica arborea e del cisto marino e quelle gialle della ginestra di Spagna. Al termine della salita, al crocevia di quota 506 m, si imbocca sulla destra il sentiero n. 111, breve pista forestale caratterizzata da un piano di calpestio sabbioso, risultato dell'azione degli agenti atmosferici sulla roccia granitica circostante. Siamo nel regno del granito, i grandi massi tondeggianti che si notano tutt'intorno sono il risultato di complessi fenomeni geologici che hanno appassionato gli studiosi di tutto il mondo e generato straordinari minerali conservati nei musei più prestigiosi. Ai bordi della strada vegetano rigogliose in primavera le felci aquiline, che sono tipiche degli ambienti degradati. In effetti, l'Uomo, tramite attività di coltivazione, pastorizia, incendi e rimboschimento ha modificato la vegetazione originaria. Ciò che vediamo oggi, apparentemente naturale, ne è il risultato: in particolare in questa zona, sfruttando la presenza di aree pianeggianti, venivano pascolati gli ovini e coltivato il grano. Al termine del sentiero si percorre in discesa un breve tratto di strada asfaltata per ritornare al punto di partenza.

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Mercoledì, 20 Maggio 2020 12:58

Sentiero Elba n. 100

Il sentiero n. 100 è l'unico tracciato della rete sentieristica elbana classificato EEA (escursionisti esperti attrezzati). Per accedervi è necessario essere dotati di attrezzatura idonea.
Il percorso presenta alcuni tratti particolarmente esposti sui quali è stata posizionata una via ferrata. Il piano di calpestio è reso sovente scivoloso dall'umidità dell'aria. Sono presenti alcuni passaggi stretti tra pinnacoli di roccia, versanti strapiombanti e salite verticali sui quali è necessario prestare la massima attenzione.
Si tratta di un crinale che funge da spartiacque tra le valli settentrionali del marcianese e quelle meridionali di Pomonte e di Vallebuia. Gli escursionisti esperti che, con le dovute cautele, decideranno di percorrerlo godranno di un panorama mozzafiato.
La vegetazione è quella tipica delle rupi, adattata a condizioni ambientali difficili.
Nelle spaccature delle rocce si possono osservare specie di interesse naturalistico come i fiorellini della viola del Capanne (Viola corsica ilvensis) e del Fiordaliso del Capanne (Centaurea dissecta ilvensis) oltre agli alberelli di Tasso (Taxus baccata).
Si possono ammirare inoltre suggestive forme erosive del granito, come le spettacolari distese di lastre, visibili sui costoni settentionali.
Il sentiero n. 100 incrocia la GTE alle due estremità e presso Le Filicaie, a poche decine di metri dalla biforcazione della Grande Traversata Elbana.
Per imboccare il sentiero n. 100 si può raggiungere l'area attrezzata del Monte Perone mediante la strada provinciale n. 37. Da qui, percorrendo la GTE per circa 1.5 km, superato Monte Maolo a quota 749 m, si giunge al bivio con il sentiero n. 100.
Dopo circa 30 minuti di salita il sentiero n. 100 conduce alla prima spettacolare altura de Le Calanche (897 m).
Il toponimo deriva probabilmente dai vertiginosi canaloni che dividono le cime presenti in zona. Il luogo è interessante dal punto di vista archeologico, infatti sono state scoperte tracce di antiche mura.

“Muraglioni in pietra a secco che delimitano una piazzaforte con stretto passaggio lastricato, riferibili alle ultime fasi dell'Età del Bronzo, si trovano pochi metri più in basso del vertice delle Calanche, sul versante meridionale; appaiono come cupe strutture difensive, nidi d'aquile, roccia fatta memoria” (Ferruzzi Silvestre, Synoptika, 2012).

E' possibile ammirare i reperti trovati nel comprensorio del Monte Capanne al museo civico archelogico di Marciana.
A Le Calanche si trova il bivio con il sentiero n. 123, percorso di 700 m che collega il sentiero n. 100 con il sentiero n. 107 imboccando il quale, se si svolta verso nord, si ritorna nei pressi di Monte Maolo disegnando, in circa 1 ora di cammino, un itinerario ad anello. Nel caso in cui ci si diriga verso sud, si può raggiungere San Piero in circa 3 ore.
Proseguendo sul sentiero n. 100 si rimane in quota fino a Le Filicaie (894 m), "...toponimo che deriva dal latino filicaria, plurale di filicarium, ossia luogo ricco di felci, piante assai diffuse nelle pietraie della vetta con la specie pteridium aquilinum..."(Ferruzzi Silvestre, Synoptika, 2012) per poi scendere lievemente alla panoramica sella della Foce delle Filicaie, chiamata anche Malpasso.
Superato l'incrocio con la GTE il tracciato si inerpica successivamente fino alla vetta del Monte Capanne, raggiunta anche da una cabinovia che parte da Marciana, e prosegue sulle due ultime alture che prendono il nome dalla forma della roccia: La Galera (967 metri), con due costoni di granito che visti dal basso ricordano la prua di un'imbarcazione, fors'anche appunto una galera e subito dopo La Tavola (935 metri), ove il crinale si fa più largo.
Qui, nei pressi della fine del tracciato, sono presenti i resti di un caprile.

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Mercoledì, 20 Maggio 2020 16:46

Percorso di Ischia

Il sentiero, molto breve e facile, ha inizio in Località La Foce, estremità orientale della spiaggia di Marina di Campo dove, percorso qualche metro di scogliera, si imbocca il sentiero n. 248, che si inoltra tra le abitazioni. Il percorso, dopo essersi immesso per un breve tratto in Via Ischia, svolta a destra. La caratteristica di questo tragitto è la possibilità di godere del panorama aperto su tutto l'ampio golfo di Marina di Campo. Guardando dalla parte finale della spiaggia verso sud si vedono in sequenza: la cinquecentesca Torre posta a sorveglianza del porto, la baia di Galenzana, il Monte Poro con il faro, l'isola di Montecristo all'orizzonte ed infine, vicino alla costa, il piccolo Scoglio della Triglia. Se poi volgiamo lo sguardo verso destra è possibile vedere gli antichi paesi di San Piero e Sant'Ilario che dominano la baia dall'alto. Questo è stato lo scenario di un'importante pagina della storia elbana: all'alba del 17 giugno 1944, 220 mezzi navali e 12.000 uomini delle truppe alleate, partirono dalla Corsica per liberare l'isola d'Elba dall'occupazione tedesca, sbarcando nella spiaggia di Fonza. Riprendendo il cammino, accompagnati dal profumo degli abbondanti cespugli di rosmarino, poco prima di arrivare a Casa Ischia, si scende fino ad una minuscola spiaggetta di ghiaia. Qui la vegetazione cambia completamente. È il regno delle piante della costa rocciosa, vere e proprie rappresentanti dell'adattamento in quanto capaci di catturare e sfruttare l'umidità notturna, sono in grado di resistere alla elevata salinità, ai forti venti, alla siccità e al calore. Si tratta di piccole preziose piante come il profumato finocchio di mare, dalle foglie carnose e dalle infiorescenze ad ombrello, ed il delicato Limonium che si sviluppano negli anfratti rocciosi con radici che corrono in cerca di appigli, nutrimento e umidità. Sulla nuda roccia si notano le concrezioni arancioni, verdi, marroni e bianche dei licheni. A completare il quadro di questo ambiente, interessante dal punto di vista naturalistico, sono i cespugli del giunco spinoso, utilizzato in passato per lavori di intreccio. Il percorso prevede di ritornare sui propri passi al punto di partenza. Gli escursionisti più allenati ed equipaggiati possono invece proseguire raggiungendo in mezz'ora circa la spiaggia di Fonza, affrontando un maggiore dislivello e il fondo più insidioso. Il sentiero n. 248 continua raggiungendo la costa settentrionale dell'isola.

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Mercoledì, 20 Maggio 2020 18:22

Percorso delle spiagge selvagge

Questo itinerario consente di unire ad una piacevole camminata la scoperta di due graziose spiaggette poco frequentate: Porticciolo e Lamaia. All'estremità orientale della spiaggia di Procchio si imbocca il sentiero n. 245. Il percorso attraversa alcune proprietà private, ove è garantito il diritto di passo. Dopo poco l'itinerario si immette in una strada carrabile, Via della Cicala. Il sentiero segue la costa attraversando una lecceta che ben rappresenta un tipico bosco ceduo, originato cioè dall'utilizzo da parte dell'uomo di una tecnica di taglio che sfrutta la capacità di alcune piante di ributtare se tagliate. Si noterà che dalla base del tronco tagliato si sono infatti sviluppati nuovi fusti ravvicinati che consentono al bosco di crescere nuovamente nonostante lo sfruttamento. Sul tracciato vi sono inoltre degli spazi circolari dove, fino ad alcune decine di anni fa, venivano costruite le carbonaie, che consentivano, utilizzando un'antica tecnica, di trasformare il legno in carbone. Al termine del bosco di leccio la via, dopo aver incrociato il sentiero n. 245A, scende sulla piccola spiaggia del Porticciolo. Se siamo fortunati qui è possibile osservare le acrobazie del marangone dal ciuffo. Questo uccello marino, abbastanza diffuso sulle scogliere elbane, si avvicina a riva, dove può più facilmente catturare piccoli pesci utilizzando le ali per nuotare. Proseguendo il cammino lungo la costa arriviamo in pochi minuti alla più ampia spiaggia della Lamaia. L'impluvio che termina nella baia, crea una piccola zona umida dove vegeta rigoglioso un canneto. Nelle immediate vicinanze si trovano alcune piante tipiche delle spiagge, la calcatreppola che forma bassi cespugli dalle foglie molto coriacee e spinose, la nappola, vistosa specie ben riconoscibile dalle infruttescenze ovali spinose e uncinate, ed il ravastrello dai piccoli fiori rosei. Quest'ultima pianta pioniera, capace di vivere nella parte di spiaggia più vicino al mare, produce frutti galleggianti che, racchiudendo i semi per lungo tempo, riescono a propagarsi via mare, a grandi distanze. Da qui chi non ama i dislivelli può ritornare sui propri passi. Altrimenti si prosegue seguendo una salita piuttosto ripida e non troppo agevole che termina sul sentiero n. 245A. Questo tracciato, carrabile nel primo tratto, si inoltra poi in discesa nella vegetazione, disegnando un percorso ad anello con il sentiero n. 245, attraverso il quale è possibile ritornare a Procchio.

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