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Ubicazione

Difficoltà percorso

Giovedì, 21 Maggio 2020 06:25

Percorso dell'Enfola

La penisola dell'Enfola dista 6 km da Portoferraio, è possibile parcheggiare l'auto sul piazzale situato sull'istmo che la unisce al resto dell'isola. L'Enfola è uno dei promontori più caratteristici dell'Elba per l'alto valore paesaggistico e la ricchezza naturale e storica. Qui si trova l'edificio della Tonnara, a testimonianza dell'antica tradizione della pesca del tonno, iniziata all'Elba nel Cinquecento per volere del granduca Ferdinando I dei Medici, e terminata con la chiusura della fabbrica per l'inscatolamento del tonno nel 1958. Il piazzale alloggiava i capannoni per il rimessaggio dei barconi e l'edificio attuale sede dell'Ente Parco, ospitava le attrezzature per la pesca e la lavorazione del tonno. Lasciato l'edificio sulla sinistra si inizia a salire lungo una comoda sterrata ai bordi della quale si trovano rosmarini prostrati, lentischi, alaterni, mirti, ginestre, filliree, lecci, corbezzoli ed eriche. Questo è il regno della macchia mediterranea con i suoi profumi e colori. La strada sale con ampi zig zag sul fianco della collina, offrendo sorprendenti scorci sul Golfo del Viticcio, sul Golfo di Procchio, su Monte Grosso e verso il Canale di Piombino. Salendo troviamo alcuni ruderi, resti di quello che era l'imponente sistema difensivo rappresentato dalla batteria costiera De Filippi realizzata dalla Regia Marina italiana tra il 1920 e il 1930. In prossimità della sommità del colle era situata la centrale di tiro che controllava cannoni di grosso calibro, mentre più in basso c'erano gli alloggi dei militari, la cabina di trasformazione, la centrale elettrica e le cisterne. Giunti sulla cima del promontorio, inizia un sentiero più stretto del precedente, che disegna un circuito ad anello intorno al monte Enfola ed è consigliato per i suoi aspetti panoramici ed ambientali. Al termine della strada, oltrepassata quella che era la polveriera della batteria, la via si inoltra nella macchia. Più avanti, dopo una delle piazzole di tiro, la vegetazione si fa più alta e si passa in un bosco di pini, lecci, eriche e corbezzoli. Qui si trova la discesa per il capo d'Enfola, un sentierino più impegnativo che conduce fino alle falesie a picco sul mare e prossime allo scoglio della Nave, al termine del quale si trova una piazzola panoramica. Deviando per questo percorso si attraversa una macchia bassa di erica, ginepro e barba di Giove, fino a giungere ad una gariga di elicriso, cineraria e medicaggine marina, sede preferenziale per la nidificazione di una colonia di gabbiani reali. Tornando sui nostri passi ci immettiamo nuovamente sull'anello che gira intorno al monte e che salendo termina sul cammino già percorso.

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Giovedì, 21 Maggio 2020 06:59

Percorso dell'Imperatore

Il tracciato ad anello, che inizia e termina in Località San Martino, nei pressi di Portoferraio, percorre la parte alta della verdeggiante omonima valle, un anfiteatro dominato dai monti San Martino, Barbatoia e Pericoli. Il cammino inizia dal parcheggio del Museo Napoleonico, lasciando sulla destra il viale di accesso, si imbocca il sentiero n. 221. Si cammina sui passi di Napoleone Bonaparte che, secondo alcune ricostruzioni storiche, percorreva la parte iniziale di questa via per recarsi alla sua residenza estiva. La strada lastricata, indicata come “Strada maestra” nel catasto leopoldino del 1840, si biforca due volte in poche centinaia di metri. In entrambi i casi si prosegue dritti lasciando le deviazioni prima sulla sinistra e poi sulla destra. Subito dopo il secondo bivio, il sentiero abbandona la viabilità storica, inoltrandosi nella vegetazione con una ripida salita sulla sinistra. La foresta di lecci, oggi presente solo in limitate aree, ricopriva un tempo l'intera isola, prima che l'uomo iniziasse ad operare tagli boschivi sistematici per ricavarne combustibile. La lecceta originaria, caratterizzata dalla presenza di alberi maestosi, come quelli che possiamo osservare nella parte centrale del percorso, creava un ambiente buio in cui crescevano poche altre specie di piante legnose, come l'erica e il corbezzolo, con esemplari dai lunghi fusti protesi alla ricerca della luce. Il sentiero n. 121, dopo la breve salita iniziale, presenta una parte centrale pianeggiante e, successivamente, una veloce rampa finale conduce all'incrocio con la GTE che deve essere seguita svoltando a destra. La via è nuovamente ampia ed interessante dal punto di vista storico. Si tratta infatti di una strada militare costruita in occasione del secondo conflitto mondiale. Da notare pregevoli finiture in granito come le pietre miliari, mute testimoni di alcune pagine di storia locale relative all'ultimo conflitto mondiale. Proseguendo sulla GTE che si mantiene pianeggiante, si oltrepassa un primo bivio con il sentiero n. 214 fino ad arrivare al punto in cui, su un'ampia curva a sinistra, si incrocia di nuovo il sentiero n. 214. Qui si imbocca sulla destra il sentiero n. 248 che corre parallelo ad una cessa parafuoco (taglio della vegetazione effettuato per impedire la propagazione degli incendi). Arrivati ai piedi del Monte Pericoli, prima di imboccare a destra il sentiero n. 245, il panorama si apre verso occidente sul Golfo di Procchio. La via, inoltrandosi in discesa nella vegetazione, riporta al punto di partenza.

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Giovedì, 21 Maggio 2020 08:09

Percorso del Mausoleo

Cavo è una piacevole località balneare sulla costa nord orientale dell'Elba. Si raggiunge da Rio Marina con la strada costiera (Provinciale n.26) o da quella di Rio nell'Elba con la strada detta della Parata (Provinciale n.33). Il percorso inizia e si conclude presso questo piccolo e grazioso centro marittimo. Dalla spiaggia di Capo Castello detta anche del Frugoso, giunti nei pressi di un parcheggio si segue a sinistra la via omonima imboccando il sentiero n. 260. Si cammina immersi nella Macchia Mediterranea, talvolta così rigogliosa che pare quasi chiudersi a formare un tunnel. Qui si trova una straordinaria biodiversità vegetale di arbusti e alberi mediterranei. In primavera il percorso viene colorato dalle fioriture dei cisti e delle ginestre, all'inizio dell'estate invece fiorisce il mirto mentre in autunno e alla fine dell'inverno è la volta delle fioriture azzurre del rosmarino. Nelle zone più fresche, in pieno inverno, la lentaggine tra il fogliame denso mostra i piccoli frutti dall'inconsueta colorazione blu scura metallizzata. La via sale dolcemente con ampi zig zag sulle pendici del Monte Lentisco fino ad una lecceta dove la visuale nel bosco si restringe e la via si fa più ombreggiata. Nelle vicinanze di Capo Vita, estremità settentrionale dell'isola, il sentiero si affaccia sui due versanti del promontorio: mostrando verso ovest in lontananza le mura fortificate di Portoferraio e ad est gli isolotti dei Topi e di Palmaiola. Il tracciato giunge poi, nei pressi di un'area di sosta, ad un quadrivio. Qui finisce il sentiero n. 260 e passa la GTE che è possibile seguire proseguendo diritto o svoltando a destra. Svoltando invece a sinistra si giunge in breve ad un edificio in pietra dalla forma particolare: il Mausoleo Tonietti. Risalente ai primi del 1900 fu progettato in stile neogotico dall'architetto Adolfo Coppedè per i Tonietti, quale monumentale tomba di famiglia. La mancata autorizzazione cimiteriale ne impedì l'impiego secondo la volontà dei committenti e causò il suo abbandono. Il Mausoleo a pianta quadrata è costituito da un imponente torrione che richiama la forma di un faro. La struttura è degradata, pertanto è assolutamente sconsigliato accedere all'interno. Da qui, tornando sul sentiero principale, e girando a sinistra, si può seguire la GTE verso est per rientrare velocemente a Cavo. Al termine del sentiero si trova un altro manufatto edificato dai Tonietti: Villa Bellariva, detta Il Castello. L'imponente edificio dallo stile eclettico, costruito sul finire dell'ottocento, fungeva anche da simbolo della potenza e solidità economica della famiglia.

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Giovedì, 21 Maggio 2020 08:49

Percorso di Monte Serra

Il breve percorso ad anello inizia e termina in località Aia di Cacio, in una piazzola panoramica, distante 2 km da Rio nell'Elba. Da qui parte anche il sentiero n. 201 per la spiaggia di Nisporto e passa la GTE. L'itinerario, che segue il circolare sentiero n. 202 in senso antiorario, è inizialmente pianeggiante e parallelo alla via di accesso all'Orto dei Semplici presso l'Eremo di Santa Caterina che possiamo vedere più a valle. Dopo pochi minuti di cammino si scorge, tra i cipressi, il campanile della chiesetta dell'Eremo omonimo. Si cammina sul fianco sud orientale del Monte Serra, dove la vegetazione bassa e rada si adatta al terreno roccioso. Lo sguardo può spaziare sull'ampia valle che unisce l'abitato di Rio nell'Elba a quello di Rio Marina, qui fino all'800 si trovavano 22 mulini, ora in rovina, segno dell'intensa attività agricola. Nella stagione estiva, tra le poche specie fiorite, risaltano i cespugli di dafne dai piccoli fiori bianchi, la cui presenza indica che la zona è stata precedentemente percorsa da incendio. La particolarità di questa specie ittiotossica, all'Elba conosciuta con il nome di “patello”, deriva dal fatto che in passato era utilizzata per pescare le anguille nei fossi, da cui l'espressione di “appatellare l'acqua”. Prima dell'inizio della salita appare all'improvviso, in posizione dominante, la Torre del Giove. Dopo aver percorso un breve crinale si giunge alla sommità del Monte Serra, uno dei punti più panoramici di tutta l'isola: seguendo con lo sguardo i rilievi, verso sud si scorge la fortezza del Volterraio, sui due lati Monte Strega e Cima del Monte, sullo sfondo, dietro al Monte Calamita, appare l'isola di Montecristo, ad est l'isola del Giglio, il Canale di Piombino con gli isolotti di Cerboli e Palmaiola e, in primo piano, Monte Grosso. Se si guarda verso occidente in lontananza si intravedono Capraia e Corsica, più vicino la rada di Portoferraio, la penisola dell'Enfola protesa verso il mare ed il massiccio del Monte Capanne. Questo percorso è interessante dal punto di vista naturalistico poiché, nella tarda estate, si possono ammirare i rapaci in migrazione verso sud. In particolare è frequente osservare il passaggio di falchi pecchiaioli, di falchi di palude e di sparvieri. Tutto l'anno, invece, si possono avvistare il gheppio e il falco pellegrino, che nidificano nelle vicine scogliere. Il cammino riprende percorrendo uno spartiacque. Qui è possibile notare, prima di ritornare al punto di partenza, la particolare forma tondeggiante delle chiome dei bassi lentischi, che si riparano così dall'esposizione al vento. Sui versanti esposti a nord-ovest, si trova una lecceta.

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Giovedì, 21 Maggio 2020 09:09

Percorso di Monte Capannello

Questo breve itinerario ad anello inizia e termina sulla strada provinciale n. 32 del Volterraio in località Le Panche. La panoramica piazzola di partenza, ove è possibile parcheggiare l'auto, si trova nelle immediate vicinanze di Rio Elba e dista 13 km da Portoferraio. Si entra in un bosco dove è possibile notare che gli alberi sono disposti in maniera ordinata e innaturale frutto di rimboschimenti effettuati in passato. Un tempo il concetto di conservazione della natura non era quello di oggi, si tratta infatti di impianti con Pino domestico, effettuati a partire dagli anni 30, che miravano a creare sbocchi occupazionali per gli elbani provati dalla crisi economica del dopoguerra. Dopo pochi minuti di cammino seguendo la GTE si arriva sul crinale, nei pressi di una vasca antincendio. Mantenendo la destra si sale sullo spartiacque fino alla sommità del Monte Capannello, a quota 405 m, dove sono evidenti alcune antenne per le telecomunicazioni. Qui una sosta è d'obbligo, il panorama si apre a 360° mostrando in basso la vallata di Bagnaia, che risale verso la Fortezza del Volterraio, all'orizzonte, sospesa tra cielo e mare, appare l'isola di Capraia. Se volgiamo lo sguardo verso est possiamo riconoscere il Monte Strega in primo piano e Monte Grosso sullo sfondo, nel canale di Piombino l'Isolotto di Cerboli. Proseguendo in discesa bisogna fare molta attenzione al fondo insidioso. Il piano di calpestio è caratterizzato da una roccia rossastra sottilmente stratificata e fittamente fratturata: si tratta di diaspri o radiolariti, rocce formatisi 180 milioni di anni fa a seguito del deposito sul fondale dei gusci silicei di microscopici organismi marini. Proseguendo sul sentiero si arriva ad un valico dove passa una linea elettrica, in questo punto la GTE interseca il sentiero n. 253 che si imbocca girando a destra. La stessa direzione da tenere al successivo bivio. La via in questo tratto aumenta di ampiezza, a valle si scorgono gli edifici del borgo di Rio nell'Elba tipicamente addossati gli uni agli altri. Qui si trova il centro visite del Parco Nazionale, con accanto gli antichi lavatoi pubblici. Al termine della discesa il sentiero si collega con una strada asfaltata. Si tratta di Via Galletti che percorsa in salita riporta in pochi minuti al punto di partenza. La ripida discesa conduce invece direttamente a Rio nell'Elba.

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Giovedì, 21 Maggio 2020 09:39

Percorso del Santuario del Monserrato

La partenza dell'itinerario ad anello è a Porto Azzurro, nel cuore della vecchia Porto Longone, antico approdo fortificato ad opera degli Spagnoli nel XVII sec. per tenere sotto controllo l'ingresso al golfo di Mola. La maggior parte del tracciato è ampia e facilmente percorribile, tuttavia nei pressi di Monte Castello vi sono alcuni passaggi esposti, adatti solamente ad escursionisti esperti. Il sentiero n. 222, noto come passeggiata Carmignani, parte ai piedi dell'antica fortezza di San Giacomo, che attualmente ospita una struttura penitenziaria, per proseguire costeggiandone i bastioni meridionali ed orientali, fino a scendere al mare nei pressi della spiaggia di Barbarossa, nome derivante del famoso pirata turco che imperversava lungo le coste del Mediterraneo nella prima metà del XVI secolo. Dal sentiero si vedono la spiaggia di Naregno, il Forte Focardo e il Monte Calamita. Giunti presso il lido di Barbarossa si prosegue sulla strada che si allontana dal mare, sentiero n. 224. Dopo aver attraversato la strada provinciale n. 26 si imbocca la via che s'inoltra nella valle di Monserrato, fino ad un plurisecolare pino domestico. Da qui con il sentiero n. 226 si può raggiungere il Santuario della Madonna del Monserrato, edificato nel 1606, che appare su uno sperone di roccia al centro della valle. Sullo sfondo si innalzano ripide montagne che conferiscono una certa austerità al luogo. Nei pressi del Santuario si trovano due sentieri molto ripidi. Questo itinerario prevede invece di ritornare sui propri passi fino al pino monumentale per imboccare, verso ovest, il sentiero n. 225 che si inoltra in una fitta pineta e prende dolcemente quota fino allo spartiacque tra le valli del Botro e quella del Monserrato. Il tracciato, giunto alle propaggini di Monte Castello esce allo scoperto e presenta un insidioso piano di calpestio a causa della presenza di rocce friabili, per questo motivo alcuni passaggi devono essere affrontati con la dovuta cautela. Qui il sentiero si biforca: svoltando a sinistra si continua sul sentiero n. 225 per arrivare alla croce che domina la vallata, dove fermarsi ad ammirare il magnifico panorama. Ritornando al bivio e svoltando dalla parte opposta si imboccano i sentieri n. 218 e poi 205 per affrontare il tratto più difficoltoso. Giunti in un pianoro a quota 319 m si incrocia l'ampia carreggiata della GTE e si procede in direzione sud. La via, che regala belle vedute sul golfo di Portoferraio, scende leggermente fino al bivio con il sentiero n. 210 per finire a Porto Azzurro.

Pubblicato in Elba orientale
Giovedì, 21 Maggio 2020 11:14

Percorso di Calamita

Il sentiero n. 230 parte da Piazza del Cavatore, a Capoliveri, per dirigersi verso la sommità del Monte Calamita. Giunti al bivio con il sentiero 231, che imbocchiamo girando a destra, si inizia il percorso ad anello. La via si inerpica con una notevole pendenza fino a Poggio del Pozzo, si tratta dell'unica salita impegnativa dell'itinerario. Nel complesso il tracciato è ampio e ben livellato, facile da percorrere, anche se caratterizzato da un dislivello e da una lunghezza da tenere presenti. La veduta spazia dal golfo di Portoferraio a Monte Orello fino al massiccio del Monte Capanne. Si prosegue in salita circondati dalle fioriture che si susseguono nel corso delle stagioni. In primavera lo spettacolo è unico con il bianco e il rosa dei cisti, il giallo delle ginestre ed il viola della lavanda. Qui non mancano diversi tipi di orchidee selvatiche che colonizzano le radure ai margini della macchia, e non è raro osservare inoltre la lepre e la pernice rossa. Giungiamo così ad un quadrivio. La via che sale porta in prossimità della sommità del Monte Calamita, dove si trovano una stazione meteorologica ed un radiofaro dell'Areonautica Militare, importante riferimento per il traffico aereo. Proseguendo sul sentiero n. 231 tenendo la destra, si vede la grande vallata del Fosso del Pontimento, anticamente Pentimento, dall'elbano “pente” ossia pendio. Sulle fioriture della macchia e delle radure volano diverse specie di farfalle, i piccoli passeriformi alla ricerca di cibo e più in alto gheppi e poiane che scrutano il suolo in cerca di prede. Oltrepassato il bivio con il sentiero n. 233 si giunge in prossimità di Poggio Fino dove si trova un quadrivio che segna il punto più orientale del percorso, si svolta a sinistra imboccando di nuovo il sentiero n. 230 che si trova sul versante settentrionale del Monte Calamita. Sul pendio a Nord la vegetazione è più alta, con numerose specie arboree legate a passati rimboschimenti, quali mimose, robinie e pini. Nei pressi di Monte Rotondo, al bivio con il sentiero n 232, è necessario fare attenzione e, abbandonata la strada pianeggiante, si prosegue in discesa sul sentiero n. 230, che diventa un viottolo e scende ulteriormente incrociando una mulattiera. Qui si possono scorgere: ad oriente del promontorio il Golfo di Porto Azzurro e ad occidente il Golfo Stella. Si prosegue tenendo la sinistra in direzione del paese di Capoliveri. Dopo aver attraversato un piccolo castagneto, presenza insolita per questa parte dell'isola, si chiude il percorso ad anello giungendo nuovamente al bivio con il sentiero n. 231. Da qui in pochi minuti si raggiunge il punto di partenza.

Pubblicato in Elba orientale
Giovedì, 21 Maggio 2020 11:33

Sentiero Elba n. 101

Il sentiero n. 101 è la via principale e più semplice per salire sulla vetta del Monte Capanne. In alternativa è possibile utilizzare il sentiero n. 100 per escursionisti esperti attrezzati.
Si può inoltre sfruttare la cabinovia per l'ascesa e ritornare a Marciana con il sentiero n. 101. In tal caso è comunque necessario essere escursionisti esperti, dotati di calzature idonee, in quanto la discesa, in alcuni tratti, risulta piuttosto impegnativa.
Il tracciato si inerpica sulle pendici settentrionali del massiccio montuoso, fino a raggiungerne la vetta a 1019 m, la quota più alta dell'Arcipelago Toscano, da cui si può godere di un panorama mozzafiato a 360°.
Il primo tratto del tracciato, da Marciana al bivio con la GTE, ha un tempo di percorrenza circa 1 ora e 10 minuti.
Si sale lentamente in un lussureggiante castagneto che ripara dai raggi solari rendendo il cammino piacevole anche nella stagione estiva.
Percorsi circa 1.5 km, dopo aver superato un piccolo rudere, si trova, a quota 506 m, una deviazione sulla destra che conduce alla "Grotta di San Cerbone", il piccolo anfratto in cui, secondo la tradizione, dimorò il Santo durante la sua permanenza sull’isola, fino al 10 ottobre 575, data della sua morte.
Proseguendo su questo breve tracciato collaterale si attraversa un impluvio e ci si collega ad un percorso secondario, una strada per il servizio antincendio che conduce, dopo circa 2.5 km, al sentiero n. 103, nelle immediate vicinanze di Marciana, disegnando un piacevole itinerario ad anello.
Ripreso il sentiero n. 101, si passa sotto i cavi della cabinovia. Subito dopo si arriva al Romitorio di San Cerbone, non aperto al pubblico. Si può accedere al luogo di culto anche con una strada carrabile, chiusa al pubblico transito con mezzi motorizzati, che si collega con la Strada Provinciale n. 25 nei pressi di Poggio a circa 2 km da Marciana. Questa via può essere utilizzata per individuare un percorso ad anello.
Il sentiero n. 101 prosegue con maggiore pendenza inoltrandosi nella Macchia Mediterranea, successivamente “taglia” la GTE, incrociandola due volte nel breve tratto di 200 m.
Per giungere alla vetta sono poi necessari ancora circa 40 minuti di cammino su rampe assolate e panoramiche, in cui i versanti di granito vengono allo scoperto e la vegetazione si fa rada.
Il piano di calpestio del percorso in alcune zone è costituito da un movimentato lastricato, si cammina infatti su lastre che paiono manufatti ma in realtà si sono staccate dai versanti soprastanti a causa dell’azione degli agenti atmosferici.
Nel corso della salita è consigliato fare delle soste; se avete un binocolo potreste osservare i mufloni muoversi con incredibile abilità sui versanti scoscesi che caratterizzano gli imponenti contrafforti del Monte Capanne.

Pubblicato in Elba occidentale
Giovedì, 21 Maggio 2020 12:14

Sentiero Elba n. 103

Il sentiero n. 103 è il principale tracciato del comprensorio del Monte Capanne. Collega i versanti settentrionali e meridionali, da Marciana a Chiessi, raccordandosi nell'ordine con il sentiero n. 157, sentiero n. 110, sentiero n. 113, GTE con la quale coincide per un lungo tratto, sentiero n. 177, sentiero n. 125 e sentiero n. 104.
Un tempo questa via era utilizzata quotidianamente dalla popolazione locale per raggiungere i principali centri abitati dell'Elba occidentale: Marciana, Poggio, Chiessi e Pomonte.
Il primo tratto che unisce Marciana al Santuario della Madonna del Monte, fa parte della tradizione religiosa isolana e rappresenta un percorso utilizzato da generazioni di elbani per le classiche gite fuori porta.
La via che conduce al Santuario è panoramica, ha un piano di calpestio lastricato ed è costeggiata da 14 tabernacoli con scene riprese dalla via crucis. E' necessario circa 1 ora di cammino per giungere al luogo di culto, dove ci si può rifornire di ottima acqua alla fontana che sgorga nelle nicchie della splendida esedra del Santuario.
Ripreso il sentiero, dopo circa 100 m si giunge al bivio con il breve sentiero n. 103 B che conduce in un punto panoramico chiamato Masso de L'aquila. Il luogo, interssante sia dal punto di vista storico e archeologico, prende il nome dalla presenza di massi granitici zoomorfi.
Dopo circa 40 minuti di cammino alla medesima quota di circa 625 m, il sentiero n. 103 conduce in località Serraventosa dove, nei pressi del bivio con la GTE, si può osservare un caprile.
Da qui il tracciato coincide per circa 5 km, fino alla località La Terra, con la GTE.
Dopo circa 20 minuti da Serraventosa si giunge all'ombra di un castagneto in località Il Bollero, si prosegue il cammino per 1 ora e 20 minuti e si arriva al bivio con il sentiero n. 125 che conduce al Semaforo di Campo alle Serre.
Poco dopo sulla sinistra, nascosto nella vegetazione si può scorgere l'imbocco di un breve sentiero secondario che si inerpica fino ai ruderi della chiesa romanica di San Frediano.
Ripreso il tracciato principale, dopo circa 1 ora di cammino, si giunge al bivio con il sentiero n. 104 e, a breve distanza, con il sentiero 103 A ; da qui in pochi minuti si possono raggiungere i ruderi della Chiesa di San Bartolomeo.
Per arrivare a Chiessi è necessaria ancora 1 ora e 30 minuti di cammino in ripida discesa.
Il sentiero n. 103 permette di osservare diverse tipologie di macchia mediterranea, in particolare i cosiddetti erico-arbuteti, l'associazione vegetale maggiormente presente all'Elba.
Si tratta di macchie alte miste a dominanza di scopa (Erica arborea) e Corbezzolo (Arbutus unedo).
Quest’ultima specie nel tratto da Serraventosa al Bollero crea con i rami sopra tracciato una sorta di “tunnel”.
Nelle zone meno ombreggiate si cammina tra massi granitici coperti da cuscini spinosi colorati a primavera da spettacolari fioriture gialle; si tratta della prunella (Genista desoleana), che con le sue spine offre in alcuni casi protezione ai delicati fiorellini della viola del Capanne (Viola corsica Nyman subsp. Ilvensis).

Pubblicato in Elba occidentale
Giovedì, 21 Maggio 2020 15:19

Sentiero Elba n. 104

Il sentiero n. 104 percorre la destra orografica della valle di Pomonte, collegando il paese al sentiero n. 103.
Nella valle la Macchia Mediterranea sta riconquistando un territorio coltivato per secoli, si possono ammirare muretti a secco che sostengono i terrazzamenti, indispensabili per l'impianto dei vigneti sui pendii.
Immaginate come si presentava la valle solamente fino ad alcuni decenni fa: interamente tappezzata di vitigni.
La zona è stata spesso colpita da incendi. Nella parte alta del sentiero si nota infatti la presenza abbondante di una specie che colonizza le aree attraversate dal fuoco: il cisto marino (Cistus monspeliensis).
Si tratta delle cosiddette garighe a dominanza di cisto in cui è rilevante la presenza della lavanda (Lavandula stoechas). Sono formazioni basse, abbastanza dense, in cui la scarsa copertura offerta dalla chioma del cisto permette l'insediamento di piccole specie erbacee che determinano l'elevata ricchezza floristica di questo tipo di vegetazione.
Appena imboccato il sentiero si nota il piano di calpestio lastricato, testimonianza di un passato in cui questa via era il principale e più sicuro collegamento con Marciana.
Il sentiero n. 104 termina nei pressi del crinale che divide le valli di Chiessi e Pomonte dove si collega con il sentiero n. 103: svoltando a destra si prosegue fino a Marciana, svoltando a sinistra si scende a Chiessi da dove, tramite il sentiero n. 126, si può rientrare a Pomonte disegnando un bel percorso ad anello.
Sul crinale, a breve distanza dal bivio, utilizzando il sentiero n. 103 A, percorribile in circa 10 minuti, è possibile osservare i ruderi della chiesa di San Bartolomeo, posta sotto l'omonino colle.
La tradizione popolare tramanda curiose leggende su questo luogo di culto, da cui si gode un panorama mozzafiato, rendendo questo sito ancora più affascinante.

Pubblicato in Elba occidentale
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