I progetti di ricerca per il recupero dell’agrobiodiversità dell’isola d’Elba

Tra il 2011 e il 2021 il Parco Nazionale Arcipelago Toscano, con la collaborazione scientifica del professor Agostino Stefani della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, ha realizzato tre importanti progetti territoriali dedicati al recupero, alla caratterizzazione e alla conservazione dell’agrobiodiversità dell’isola d’Elba. Il primo progetto, “Recupero, conservazione e valorizzazione del germoplasma frutticolo autoctono dell’Elba” (2011-2013), è stato finanziato dalla Regione Toscana e ha rappresentato il punto di partenza delle attività di ricerca sulle varietà frutticole tradizionali dell’isola. I risultati sono stati raccolti nel volume Frutta antica e piante spontanee nella tradizione alimentare elbana (F. Camangi, A. Stefani, Edizioni ETS, 2014). A questo è seguito il progetto “Censimento, caratterizzazione e valorizzazione del patrimonio frutticolo, orticolo e cerealicolo legato al territorio dell’Arcipelago Toscano” (2014-2016), finanziato dal Parco Nazionale Arcipelago Toscano. Sebbene le indagini non abbiano evidenziato elementi di particolare rilievo per il patrimonio cerealicolo, lo studio ha prodotto risultati significativi per le colture frutticole e orticole, pubblicati nel volume Piante, essenze e tradizioni nell’Arcipelago Toscano (F. Camangi, A. Stefani, I Quaderni del Parco, 2017). Entrambi i progetti hanno interessato tutti i comuni dell’isola d’Elba e si sono sviluppati attraverso un’intensa attività di indagine sul territorio. Agricoltori, coltivatori e appassionati depositari delle tradizioni locali sono stati intervistati per raccogliere un prezioso patrimonio di conoscenze agricole, pratiche colturali e saperi etnobotanici, consentendo di ricostruire la storia delle varietà locali e di avviare un concreto percorso di tutela della biodiversità agricola a rischio di estinzione. Questa prima fase di ricerca ha portato all’individuazione di sei varietà autoctone di piante da frutto, successivamente sottoposte a caratterizzazione morfologica e iscritte nel 2017 al Repertorio Regionale delle Risorse Genetiche Locali della Toscana e all’Anagrafe Nazionale. Si tratta di tre varietà di pesco (Prunus persica): Pesco Sanguigno Settembrino, Pesco Sanguigno Ottobrino e Pesco Spiccicaiola; due varietà di fico (Ficus carica): Fico Nerucciolo e Fico Popone; una varietà di pero (Pyrus communis): Pera Angelica. Il terzo progetto, realizzato tra il 2019 e il 2021 dal professor Agostino Stefani con la collaborazione della dottoressa Giulia Spada, è stato finanziato da Terre Regionali Toscane nell’ambito del Programma di Sviluppo Rurale (PSR). L’iniziativa aveva l’obiettivo di recuperare, caratterizzare e conservare le risorse genetiche vegetali locali dell’isola d’Elba a rischio di estinzione, predisponendo la documentazione tecnico-scientifica necessaria per l’iscrizione delle varietà al Repertorio Regionale ai sensi della Legge Regionale 64/2004. Anche in questo caso le attività hanno preso avvio con un’approfondita ricognizione sul territorio, realizzata grazie alla collaborazione dei coltivatori elbani che ancora conservavano e coltivavano varietà tradizionali. La raccolta di campioni vegetali ha consentito di avviare le successive attività di caratterizzazione morfologica e agronomica. Lo studio ha interessato diciotto varietà di fruttiferi, già caratterizzate ma non ancora iscritte al Repertorio Regionale, e undici antiche varietà orticole adattate alle condizioni ambientali dell’isola: una varietà di cavolo, tre di fagiolo, quattro di pomodoro e tre di cipolla. Il progetto ha previsto un’approfondita caratterizzazione morfologica e genetica delle varietà attraverso l’impiego di marcatori molecolari SSR (Simple Sequence Repeats), realizzata in collaborazione con l’Università di Siena e con il CREA di Tavazzano. Le analisi hanno confrontato le varietà locali con analoghe varietà commerciali, confermando l’originalità del patrimonio genetico elbano. Le varietà studiate hanno infatti evidenziato profili genetici distinti e un elevato livello di polimorfismo, a conferma della loro unicità e del valore della loro conservazione. L’origine delle varietà orticole dell’isola d’Elba affonda le proprie radici nella storia del territorio. La loro presenza era ancora viva nella memoria degli agricoltori più anziani, sebbene molte di esse fossero ormai coltivate solo in misura limitata o rischiassero la scomparsa. Nel corso dei secoli, dall’epoca medicea fino al periodo napoleonico, l’isola ha conosciuto l’introduzione di numerose specie e varietà ortofrutticole. Successivamente, nel Novecento, i flussi migratori di lavoratori provenienti dall’Italia centrale e meridionale, impiegati nelle attività minerarie, agricole e nelle strutture penitenziarie, hanno contribuito ad arricchire ulteriormente il patrimonio varietale locale. Le varietà introdotte sono state progressivamente selezionate dagli agricoltori e adattate alle peculiari condizioni ambientali dell’isola. L’isolamento geografico dell’Elba ha infatti favorito processi di selezione naturale e agronomica che hanno portato alla formazione di popolazioni locali dotate di caratteristiche distintive, oggi riconosciute come un prezioso patrimonio di biodiversità agricola.

Ultimo aggiornamento

7 Agosto 2026, 13:04