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Sentiero Giglio n. 304

  • Partenza:

    Bivio con sentiero n. 303

  • Arrivo: scogliera costa sud occidentale
  • Tempo medio: 25 min.
  • Lunghezza: 1,7 km
  • Difficoltà sentiero: E
  • Dislivello in salita: 24 m
  • Ubicazione: Giglio
  • Panoramico: ●●○○○
  • Pianeggiante: ●●○○○
  • Ombreggiato: ○○○○○

Il breve sentiero n. 304 collega il n. 303 con la scogliera, nei pressi dello Scoglio di Pietrabona. Il tracciato, che si sviluppa per 1,7 km, inizia a quota 152 m, nei pressi del Fosso di Valle dell'Altura, nel punto in cui la strada sterrata termina e confluisce nel più ripido e stretto sentiero n. 303, che scende fino alla Punta del Capel Rosso. Il sentiero n. 304 segue l'ampia via salendo leggermente fino a quota 179 m dove inizia la strada carrabile. Da qui, dove chi vuole visitare la parte meridionale dell'isola in auto deve parcheggiare il mezzo, la nostra via imbocca la discesa. Il sentiero corre parallelo al Fosso della Valle di Pietrabona passando a nord di Poggio del Serrone. In questa zona si possono osservare due manufatti, localmente chiamati Capannelli, utilizzati anticamente come punto di appoggio per i contadini che vi risiedevano in caso di necessità. L'ultima parte del tracciato che termina a quota 15 m, dove il Parco Nazionale ha posizionato un punto di sosta attrezzato, è particolarmente ripida per cui è necessario procedere con cautela. In questa zona ha trovato un habitat favorevole il Fico d'India, una specie vegetale invasiva non originaria di queste latitudini, che entra in competizione con le essenze vegetali tipiche di maggior interesse naturalistico limitandone lo sviluppo. La piccola valle di Pietrabona, che termina nella Cala omonima, è tappezzata di vigneti. Tutta la zona, grazie all'esposizione favorevole ai raggi solari, è particolarmente adatta per la coltivazione della vite. Per questo i vigneti, che un tempo tappezzavano tutto il territorio isolano, sono ancora produttivi in quest'area. La tenacia dei gigliesi nel coltivare, ancora oggi, questi terreni consente di manutere quell'opera d'arte collettiva, rappresentata dai muretti a secco, senza i quali sarebbe non si potrebbero sfruttare i pendii per le attività agricole. La difficoltà di mantenere in produzione i vigneti consiste nell'impossibilità di accesso ai terreni con mezzi meccanici per cui tutto il processo, dalla cura della vigna fino alla raccolta delle uve, viene svolto completamente a mano. Qui si produce l'Ansonaco, il vino conosciuto fin dall'antichità, è il più rappresentativo dell'isola e si ricava da vitigni autoctoni.

 

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