Dai fondali di Pianosa: un laboratorio naturale su geologia ed ecosistemi marini

Data:
26 Gennaio 2026

Dai fondali di Pianosa: un laboratorio naturale su geologia ed ecosistemi marini

Dai fondali dell’Arcipelago Toscano a Pianosa: un laboratorio naturale per comprendere il legame tra geologia ed ecosistemi marini

Articolo riprodotto da

https://ingvambiente.com/2026/01/22/il-mosaico-invisibile-come-la-geologia-modella-la-vita-marina/amp/

di Camilla PalmiottoSilvia Merlino, Filippo Muccini e Marina Locritani

L’Arcipelago Toscano è noto per la sua straordinaria biodiversità: paesaggi costieri, praterie di Posidonia e macchia mediterranea caratterizzano molte delle sue isole. Questa ricchezza biologica non è casuale, ma affonda le sue radici in una storia poco visibile e fondamentale: quella della geodiversità ovvero la varietà di rocce, forme del terreno e processi geologici che, nel tempo, hanno costruito e modellato questi ambienti.

È l’intreccio tra diversità geologica e diversità biologica a rendere l’Arcipelago Toscano un contesto di straordinario valore scientifico. Riconosciuto dall’UNESCO come Riserva della Biosfera nel 2003, l’Arcipelago rappresenta un laboratorio naturale in cui è possibile studiare come le caratteristiche fisiche del territorio influenzino la distribuzione degli ecosistemi e delle specie, in condizioni relativamente poco alterate dalle attività umane.

Un mosaico geologico unico nel Mediterraneo

La geodiversità dell’Arcipelago Toscano si manifesta in modo evidente nella sua struttura geologica. Le isole presentano rocce di origine e storia molto diverse, risultato di processi geodinamici che si sono succeduti e sovrapposti nel tempo. 

Sono presenti rocce magmatiche intrusive, solidificatesi lentamente in profondità, rocce vulcaniche effusive, formatesi dal rapido raffreddamento della lava in superficie, rocce sedimentarie derivate dall’accumulo di sedimenti di varia origine e rocce metamorfiche, trasformate da elevate pressioni e temperature. 

In particolare, Gorgona è dominata da rocce metamorfiche, Capraia ha origine vulcanica effusiva, Pianosa è costituita prevalentemente da sedimenti, Giannutri da calcari sedimentari, mentre Montecristo e il Giglio sono caratterizzati da corpi magmatici intrusivi. L’Elba rappresenta un caso a sé: un’isola in cui convivono rocce sedimentarie, metamorfiche e magmatiche, testimonianza di una storia geologica particolarmente articolata.

Questa varietà litologica riflette l’evoluzione geodinamica del margine tirrenico ed è alla base delle interazioni tra geologia ed ecosistemi marini che caratterizzano l’Arcipelago.

Geodiversità e biodiversità: un legame strutturale

La geodiversità non riguarda solo la descrizione delle rocce o delle forme del paesaggio, ma il ruolo che gli elementi non viventi del sistema Terra svolgono nel modellare gli ambienti naturali. La distribuzione delle litologie influenza la morfologia del territorio, la disponibilità delle acque e la formazione dei suoli, determinando così la varietà degli habitat. In questo senso, la biodiversità dipende anche dalla struttura geologica su cui si sviluppa.

Nell’Arcipelago Toscano, l’elevata varietà di contesti geologici si traduce in una ricchezza biologica altrettanto elevata, rendendo l’area un laboratorio ideale per studiare le relazioni tra ambiente fisico e ecosistemi.

La sfida della geodiversità marina

Se il ruolo della geodiversità terrestre nel modellare gli ecosistemi è oggi oggetto di crescente attenzione scientifica, la geodiversità marina rimane ancora in gran parte inesplorata. Le difficoltà di accesso e di osservazione fanno sì che molti studi si concentrino sulle aree costiere lasciando ampie porzioni dei fondali poco conosciute dal punto di vista geologico.

Eppure, anche sotto il livello del mare, la geodiversità è il risultato di processi complessi – tettonismo, vulcanismo, sedimentazione e erosione – che determinano la struttura dei fondali e le condizioni fisiche dell’ambiente marino. Comprendere queste dinamiche è essenziale non solo per ricostruire la storia geologica degli ambienti sommersi, ma anche per interpretare la distribuzione degli organismi viventi e definire strategie di tutela realmente efficaci.

Le piccole isole come archivi di geodiversità e biodiversità

In questo scenario, le piccole isole assumono un ruolo cruciale. Esse ospitano spesso specie endemiche strettamente legate alle caratteristiche fisiche del territorio e rappresentano archivi geologici in cui è possibile leggere con particolare chiarezza l’evoluzione dei processi geodinamici.

Considerare le isole solo come porzioni di terra emersa significa trascurare una parte fondamentale del sistema: il loro prolungamento sommerso. Lo studio integrato della geodiversità terrestre e marina diventa quindi indispensabile per comprendere il funzionamento complessivo di questi ambienti e valorizzarli come patrimonio naturale globale.

Pianosa: un laboratorio naturale

Tra le isole dell’Arcipelago Toscano, Pianosa è stata individuata come un contesto particolarmente adatto allo studio delle relazioni tra geodiversità e ecosistemi, grazie alle sue caratteristiche geologiche e morfologiche.

Situata a circa 14 km dall’Elba e 27 km da Montecristo, Pianosa è l’isola più bassa dell’Arcipelago, con un’altitudine massima di 29 metri sul livello del mare. Questa  condizione rende particolarmente evidente il legame tra ambiente emerso e sommerso.

Dal punto di vista geologico, l’isola è costituita prevalentemente da rocce sedimentarie del Plio-Pleistocene poggianti su livelli più antichi di età miocenica. Questa conformazione favorisce l’accumulo delle acque meteoriche  nel sottosuolo e contribuisce allo sviluppo di una ricca macchia mediterranea, nonostante la modesta altitudine.

Il progetto GIAPETO: esplorare ciò che ancora non conosciamo

A partire da queste considerazioni è nato il progetto di ricerca GIAPETO (GeobIodiversità mArina dell’isola di Pianosa, ArcipElago TOscano), coordinato dal CNR-ISMAR e dedicato allo studio dei fondali che circondano l’isola. Nonostante l’elevato valore ambientale di Pianosa, la geodiversità marina dell’area è infatti ancora in gran parte sconosciuta.

Il progetto utilizza Pianosa come laboratorio naturale per indagare le caratteristiche dei fondali marini e la distribuzione degli ecosistemi associati, all’interno del programma multidisciplinare Pianosa IS-MARe del CNR-ISMAR. Le attività si avvalgono della Base di Ricerca CNR di Pianosa (BRP), un’infrastruttura scientifica permanente che consente di operare in un contesto ambientale di eccezionale integrità.

In questo quadro si colloca una prima campagna di ricerca condotta nel novembre 2025, che ha visto la collaborazione tra ricercatori del CNR-ISMAR, dell’INGV e il personale del Centro Nautico e Sommozzatori (CNeS) della Polizia di Stato della Spezia.

Studiare la geodiversità marina significa comprendere l’architettura invisibile su cui si costruiscono gli ecosistemi marini. Senza questa conoscenza, anche la tutela del mare rischia di poggiare su basi fragili.

Pianosa mostra come la conoscenza dei fondali sia una condizione indispensabile per leggere in profondità il mare dell’Arcipelago Toscano e orientare una tutela davvero consapevole del suo patrimonio naturale.


Leggi il rapporto tecnico della campagna https://www.ismar.cnr.it/web-content/wp-content/uploads/2025/12/TR-44.pdf


GIAPETO in immagini

Le immagini che seguono mostrano alcuni degli ambienti e delle caratteristiche geologiche che rendono l’Arcipelago Toscano e Pianosa un laboratorio naturale per lo studio della geodiversità marina.


Crediti foto sub: Operatori sommozzatori polizia di stato del centro nautico e sommozzatori della Spezia

 

 

Ultimo aggiornamento

26 Gennaio 2026, 15:17