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Giglio - Percorso del bosco del Dolce

Lunghezza: 3,60 Km
Dislivello totale (discesa): 374 m
Tempo medio di percorrenza: 2 h
Tipologia: escursionistico
Difficoltà: percorso in discesa, facilmente percorribile con medio dislivello.

Come si raggiunge

La partenza è nella piazza Gloriosa di Giglio Castello, dove arrivano i mezzi pubblici.

Cosa si può osservare

Il percorso inizia a Giglio Castello, il borgo medievale ancora interamente circondato da antiche mura. Situato a circa 400 m sul livello del mare domina il panorama sulle isole meridionali dell'Arcipelago e sulla vicina costa dell'Argentario. Da piazza Gloriosa si prosegue a piedi verso sud lungo la strada asfaltata che conduce a Capel Rosso, estremità meridionale dell'isola. Sulla destra, seguendo l'indicazione del sentiero "La Felce", si entra in un bosco di vegetazione mediterranea dal suggestivo nome "Il Dolce" il quale, alternandosi con radure e macchie basse, conduce alla lecceta secolare che rappresenta uno dei più importanti polmoni verdi dell'isola. Qui la presenza di sorgenti naturali rende il luogo particolarmente ricco di biodiversità, vegetale ed animale, più che in altre parti dell'isola. Nel periodo primaverile, ricco di piogge, il ruscello che scende fino al mare seguendo il nostro stesso percorso crea delle pozze dove si sviluppano i girini del discoglosso sardo, un anfibio che vive nel ristretto areale delle isole meridionali del Tirreno. L'adulto è grande più o meno come una rana ed è più difficile da osservare rispetto alle larve. I segni dell'attività umana, che da sempre ha sfruttato il bosco, sono riconoscibili nelle numerose tracce di carbonaie utilizzate dagli isolani per la produzione del prezioso combustibile. L'impronta dell'uomo risalta inoltre per la presenza dei palmenti, quelle piccole costruzioni rurali dette "capannelli" dai gigliesi ed utilizzate per la spremitura dell'uva, che ci raccontano di quella che, per secoli, è stata l'attività economica principale sull'isola: la coltivazione della vite per la produzione del vino "Ansonaco". Le strutture contengono due vasche, spesso realizzate direttamente nella pietra granitica: in quella superiore venivano messi i grappoli per la pigiatura coi piedi, mentre in quella più bassa, si raccoglieva il mosto. Gli antichi vigneti oggi sono stati sostituiti dal bosco e dalla macchia mediterranea, nella quale ogni tanto si aprono alcune radure, luogo ideale per l'osservazione di molte specie di farfalle. Tutto il percorso è largo e ben tracciato, ma la presenza di alcuni tratti di terreno sconnesso obbliga all'uso di calzature adeguate. Si raggiunge così la località balneare di Giglio Campese dove si apre la spiaggia più grande dell'isola, un tempo sede di un'insospettata attività mineraria per l'estrazione della pirite. Il luogo oggi è stato trasformato in un'attrezzata località balneare. Suggestivi sono i tramonti che si godono la sera dal bel lido orientato a ovest, delimitato a sud da una scogliera con un faraglione e a nord da un'antica torre di difesa. Da Campese è possibile riprendere i mezzi pubblici per tutte le direzioni.

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