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Perché - Progetto Life Natura

Ecco le motivazioni per le quali è necessario realizzare azioni concrete volte alla salvaguardia di specie ed habitat a rischio. Le conoscenze sugli uccelli marini del Parco Nazionale sono ancora scarse, ci sono luoghi ancora non bene indagati, comportamenti da spiegare e molti sono i fattori di disturbo ipotizzati da verificare e quantificare. Lo studio ed il monitoraggio degli habitat prioritari è necessario invece per individuare interventi gestionali per la loro conservazione.

Abbandono dei siti di nidificazione e scarsa produttività del gabbiano corso
Il momento critico per questi uccelli marini è senza dubbio quello della nidificazione. Un dato preoccupante riguarda il fenomeno, registrato negli ultimi anni, che ha visto il totale abbandono di colonie nelle fasi iniziali dell'insediamento (3 casi dal 1998 al 2005). In altri casi si è assistito ad un insediamento solo parziale degli individui presenti in un sito all'inizio del periodo riproduttivo (almeno 2 casi a Capraia). Sempre molto preoccupante è la scarsa produttività delle colonie: spesso si assiste all'involo di un basso numero di giovani (ad esempio circa 25 su una colonia di 80 coppie a Pianosa nel 2000). Una delle ipotesi sulle cause di tali fenomeni è quella legata alla scarsa disponibilità di risorse trofiche, ma la mancanza di informazioni al riguardo impedisce il chiarimento di questo problema e costituisce la base di una delle azioni di studio del progetto.

Nomadismo delle colonie di gabbiano corso
Le abitudini nomadi del gabbiano corso rendono difficile programmare interventi di tutela a lungo termine delle aree di nidificazione. Le misure di conservazione non sono definibili se non dopo l'insediamento della colonia stessa e possono non essere più utili l'anno successivo. Uno dei casi più eclatanti è stato proprio registrato sull'isola di Capraia dove, dopo una presenza costante per 5 anni di una colonia con 35-70 coppie, si è registrato il quasi totale abbandono con un residuo di sole 4 coppie osservate nel 2003; oppure a Pianosa dove, in 6 anni solo in un caso la colonia ha utilizzato il sito dell'anno precedente. Occorre quindi definire strumenti di tutela che tengano conto dell'etologia ed ecologia della specie, anche mediante un'opera di sensibilizzazione rivolta ai frequentatori delle coste del Parco dell'Arcipelago toscano che dovrebbero diventare i paladini della difesa di questo sensibile animale.

Aumento del predatore/competitore Larus michahellis
Il gabbiano reale, presenza costante sia nel mare che nell'entroterra, specie opportunista ed ormai adattata a vivere con l'uomo, utilizza al massimo le risorse disponibili e ne scopre di nuove. Lo sfruttamento delle discariche, nuova fonte alimentare, è infatti responsabile della sua esplosione demografica. E' di nuovo l'uomo artefice del cambiamento di equilibri naturali. Il gabbiano corso subisce la competizione per i siti di nidificazione, la predazione di uova e pulcini da parte della specie più forte e numerosa. Densità elevate del gabbiano reale determinano inoltre la modificazione della vegetazione, con un impoverimento della biodiversità e aumento di specie nitrofile a scapito di quelle caratteristiche degli ambienti insulari; favoriscono inoltre la presenza dei ratti, che si avvantaggiano dei rifiuti apportati dai gabbiani, accrescendo il rischio di predazione nei confronti dei nidi di berta maggiore e berta minore. Lo studio delle popolazioni di gabbiano reale è quindi necessario per comprendere, quantificare e gestire al meglio le interazioni di questa specie con gli altri uccelli marini.

Presenza di ratti e di gatti
I ratti, di origine asiatica (il ratto nero o dei tetti Rattus rattus proviene dall'India), animali per definizione opportunisti, da millenni hanno seguito l'uomo un po' ovunque. Ed è proprio l'uomo, spesso e volentieri, artefice involontario, dell'introduzione di questi animali soprattutto nelle piccole isole. Questi predatori costituiscono una minaccia per le specie di uccelli marini nidificanti, riducendone o addirittura azzerandone il successo riproduttivo. Questo vale per le due specie di berte ed è probabilmente alla base della mancata presenza dell'uccello delle tempeste. Altro predatore da non sottovalutare, quale possibile causa di decremento delle popolazioni di uccelli marini, è il gatto. In particolare a Pianosa è da segnalare una popolazione completamente inselvatichita sviluppatasi dal 1998, che può avere un forte impatto su una grande quantità di specie terrestri e marine residenti e nidificanti. Il loro studio e controllo numerico costituisce una delle azioni di progetto.

Disturbo antropico
Sbarchi, soste prolungate di imbarcazioni nei pressi delle colonie, accensione di forti luci, presenza di animali domestici potrebbero essere causa dell'abbandono dei siti di nidificazione e dello scarso successo riproduttivo del gabbiano corso e delle berte maggiori. I dati disponibili non sono ancora sufficienti per definire il tipo di impatto ed un monitoraggio appropriato potrebbe suggerire delle norme gestionali utili per una convivenza nei nostri territori fra turismo balneare e nautico ed uccelli marini.

Degradazione e perdita di superficie di habitat prioritari
La cessazione di forme tradizionali di uso del suolo, come il pascolo e l'agricoltura a basso impatto, entrambi causa di periodici disturbi alla vegetazione, ha determinato la crescita della vegetazione arbustiva con la progressiva scomparsa degli habitat prioritari, relegati a piccole ed isolate frazioni nel paesaggio vegetale di Capraia. Solo una diretta e costante azione conservativa degli stagni temporanei mediterranei presenti e dei pratelli di erbe graminoidi e erbe annuali può fermare il loro degrado e facilitarne il recupero. L'introduzione di specie estranee di flora da parte dell'uomo ha spesso conseguenze non valutate e imprevedibili; questo è quello che è successo con l'introduzione del pino d'Aleppo, ma considerazioni analoghe possono essere fatte per varie altre specie, come l'ailanto (Ailanthus altissima) e il fico degli ottentotti (Carpobrotus sp.). A Pianosa il pino d'Aleppo si sta espandendo a partire dalle zone di rimboschimento, entrando in contatto con i ginepreti costieri. L'eventuale involuzione delle formazioni a Juniperus phoenicea ssp. turbinata è quindi da indagare per studiare azioni di conservazione.

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