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Il cinghiale

Il cinghiale (Sus scrofa) è un robusto animale progenitore di molte razze di maiali domestici, che vive in vaste aree della maggior parte dei paesi europei. Nella regione mediterranea il cinghiale è presente da prima della comparsa dell’uomo. Le prime testimonianze di caccia risalgono, infatti, all’Età del ferro (IX secolo a.C.). Nell’Arcipelago toscano il cinghiale è presente solamente all’isola d'Elba ed è il risultato di una reintroduzione, avvenuta nel 1963 per scopi venatori, dopo l'estinzione della specie tipica avvenuta nell'ottocento. L’assenza di predatori naturali e la sua nota prolificità sono i motivi principali dell’abbondanza di questo animale sull’isola. In ambiente boschivo la presenza del cinghiale è positiva, poiché con la sua continua opera di scavo alla ricerca del cibo elimina insetti dannosi e interra semi, favorendo lo sviluppo del bosco. Tuttavia la riduzione del suo habitat lo ha spinto anche in ambienti agricoli dove risulta dannoso cibandosi di cereali, frutti di alberi o uva. Per questo motivo nella cultura contadina il cinghiale è sempre stato considerato distruttivo e oggetto di battute di caccia.

Sull’isola d'Elba la presenza di questi animali è registrabile su quasi tutto il territorio con una particolare concentrazione nel comprensorio del Monte Capanne. Indifferentemente vengono, infatti, occupati habitat costieri come quelli montani. Anche se la vegetazione di macchia mediterranea è ideale per nascondere questo mimetico animale agli occhi dell’escursionista, numerose sono le tracce che possono certificare la sua presenza. Ama l’acqua ed i bagni di fango rinfrescanti, per poi strofinare energicamente i fianchi sui tronchi degli alberi e liberarsi dai parassiti della pelle. La testimonianza della presenza di cinghiali può quindi essere rivelata oltre che dalle pozze utilizzate, in cui è facile individuarne le tracce, dai tronchi degli alberi, "raschiatoi", infangati fino ad un’altezza di 60-80 cm da terra e spesso accompagnati anche dai segni lasciati dalle zanne come marcatura del territorio. Altri indizi, che oltre alla presenza possono dare informazioni sulla dieta, sono costituite dagli escrementi compatti e scuri, con bordi arrotondati, lunghi da 5 a 7 cm.

Si muove agilmente nella fitta macchia grazie anche alla spessa pelle della zona anteriore che gli impedisce di procurarsi ferite. La sua azione è così irruente, che è facile individuare, grazie alla formazione di vere e proprie gallerie ripulite dalle piante, i suoi passaggi abituali. La sua alimentazione è ben adattata all’ambiente elbano cibandosi di vari tipi di erbe e germogli, ghiande e castagne e scavando nel terreno alla ricerca di radici, tartufi, larve di insetti e tane di topi o conigli. Mangia uova di uccelli e carogne di animali morti; anche i rettili fanno parte della sua dieta e la vipera è inclusa fra questi, essendo il cinghiale immune al suo veleno, per lo spesso strato di grasso sottocutaneo scarsamente vascolarizzato che impedisce l’entrata delle tossine nel circolo sanguigno. La sua adattabilità, la mancanza di competizione e predazione fanno si che la popolazione del cinghiale sia in continua espansione, la gestione del territorio subordinata ad un programma di tutela degli ambienti del Parco Nazionale Arcipelago Toscano, vede così necessaria una regolamentazione della presenza di questo animale alloctono, che crea un notevole impatto sul territorio elbano.

Approfondimento

Il cinghiale è un onnivoro e pascola preferibilmente di notte e nelle ore del crepuscolo. Si riconosce per la scura pelliccia folta e setolosa ed il lungo grugno conico. Le corte zampe sono sottili e poggiano esclusivamente sulle due dita anteriori, munite di zoccolo. I maschi adulti, che raggiungono i 90 cm di altezza al garrese e i 120 Kg di peso, hanno i denti canini trasformati: quelli della mandibola superiore sono piegati verso l’alto e sfregano contro i canini inferiori, anch’essi rivolti verso l’alto. Quando le fauci sono chiuse, i due canini formano un’unica zanna a sezione quadrangolare che può sporgere anche di 15 cm e viene utilizzata sia durante i combattimenti sia per scavare il terreno. Le femmine hanno i canini più ridotti. Vivono solitari o in piccoli gruppi; i maschi restano separati dai branchi delle femmine e dai piccoli eccetto durante il periodo degli amori, da dicembre a gennaio, quando i maschi maturi, di età superiore ai 2 anni, si combattono per accedere alle femmine.

I combattimenti si svolgono per mezzo di "spallate" e colpi di zanne inflitti, vicendevolmente, sui corpi affiancati testa-coda. La femmina costruisce una tana nel terreno e la ricopre con sostanze vegetali. I piccoli nascono a febbraio-marzo in numero di 2-4; talvolta quando c’è abbondante disponibilità di cibo nell’ambiente, possono partorire fino a 8 piccoli. I piccoli hanno sul mantello fulvo delle evidenti strisce color crema per meglio mimetizzarsi nella vegetazione; poppano per 15-20 giorni, per poi lasciare la tana e iniziare a brucare. I cinghialini acquistano l’aspetto adulto durante il primo anno di vita e trascorrono 1-2 anni nel branco di femmine con la madre. Successivamente i maschi si allontanano, mentre le femmine restano nel branco in cui sono nate. In inverno restano attivi e in cerca di zone assolate e calde.

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